i
uno dei paradigmi imposti dalla letteratura (asservimento popolare) è la sub-routine del possibile. quale uso farne. macchine ad emissione di testi da altri testi, performances a bassa entropia. forme ridotte, pietrificate, preconcettuali, per attenzioni prossime e collettive. esperimento ed espiazione della scrittura. ricerca di sovvenzioni spirituali, ma soprattutto materiali
ii
più sensibili del più sensibile tra i caratteri, ci alleniamo al regime empatico del testo, che non ha passato né futuro, e non ha materia. ma questo noi non lo sappiamo. lo schermo digitale ci impressiona con le sue allusioni, ci prepara all'incontro con i nostri elettroamici multispettrali
iii
narrazioni fuori campo secondo il tipo di input selezionato ----- geolocale ----- meme verbale ----- même le sujet ----- fille sans mère ----- mining in res ----- ec ----- stato pubblico e curiosità per l'ultimate fiction. e solo perché vogliamo divertirci un po'. non vedi (w) cosa (w) vedi (w). il dischetto incantato graffia la sua stessa presenza, che è necessaria, ma fuori contesto
iv
scrivere allora tra fantascienza e referto medico perché, ebbene sì, si nasce diseguali. skunk analgesici e medici a riordinare. confino fisico e penuria di mezzi chimici, da questo la persistenza del dolore. meglio qualche avventura interstellare, magari offline. è il laboratorio dei meta-dati da dove digitare, a velocità fantastiche, trame insensibili e senza fine. d'altronde non c'è ragione, per il condannato, rallentare il passo che lo conduce al patibolo. tu non devi fare niente. il resto verrà da sé
v
opere senz'anima, solo ombre, sciamani e certe situazioni come feedback, flashback o ancora più indietro. trame onnicomprensive d'antichissima tradizione, impareggiabili artifizi. narrazioni da tracciare su distanze incredibili, atomizzarne dunque l'essenza attraverso inversioni psicotecniche ad animare cose inanimabili. profeti enteogeni informano che la storia non ha futuro. quindi la cabbala del linguaggio con cui far di conto, per non parlare degli intrigantissimi antidepressi che ti suonano alla porta esprimendosi col gergo del ritorno. trattare gli elementi del discorso con alcune modifiche all'intro. allenati a giuste e opportune avversioni, non sappiamo dir di no. escono dalla città con piccoli libri da leggere, impattano con fiducia sullo spirito del secolo che non ha magia e non ha fortuna. intanto le scelte incombono. i sortilegi si concentrano sul vantaggio quindi prendere e non lasciare. fin qui l'enorme potere della parola, che è lunare. canti del regno e delle sue regine, ad es. melomani della causa e dell'effetto, del basso e dell'alto, espongono romanzetti alla luce del mondo. ora, monoporzioni testuali hanno la pretesa di relegare il soggetto all'equivoco e alla confusione, alla rettorica e alla persuasione (cit.). studi osservazionali propendono per il carattere statico della scrittura, cionondimeno, studi formazionali riconoscono una qualche intrinseca motilità all'operazione testuale. il giro del foglio in quaranta fogli o giù di lì, col metodo cadavrexquisito della riproduzione casuale, così, a random, a cazzo, da una cameretta ordinatissima, asettica, incolore. come si fa ad abbandonare una stanza in cui non si è mai stati. come inseguire i giorni nella diaita oscena della perseveranza. setacciatori d'estrusioni plateali perseguono ogni passione con la magia che muove ogni cuore perché la fiaba continui. perché la fiaba deve continuare. attraversare portici, piazze, strade secondo unità di tempo e luogo è d'una noia fatale. caratteri bodoniani assicurano un certo ideale buongoverno, ma questo non basta e nessun altro ci potrà aiutare. uscire piuttosto, andare a divertirsi e con accurate medicazioni dimenticare tutto. rubare madeleines smaragdine dai nidi d'amore e dormire per incantesimo nei vicoli del piccolo villaggio nominale
vi
brividi da un'eternità irriferibile. quella che si preferisce, quella dove non si muore mai. l'eternità non mente. parche vicine e lontane informeranno del fallimento. dure, mentali, baciano tremendamente. quindi cercare nel mondo il super spirituale attraverso cui raggiungere il super umano, è per fare prima. tra le fauci di tiresia tutto diventa più confuso. tra le braccia di manto tutto diventa più soffuso. manto la bellissima che dimora ubiqua limbo paradiso e inferno. ecco spiegato l'incanto che ci prende con canti di passione. ecco formarsi un primo fantasma, senza pensiero, i fantasmi son fatti così, ti sorprendono, son più veloci dell'occhio che non vede. l'occhio è fatto per leggere, prendete una penna. confessioni che presto appariranno e resteranno, oh, se resteranno. attratto dallo stile severo delle stringhe e dagli ancor più filiformi quanti, l'estensore s'insinua, scruta in tralice le possibili trasformazioni e relative evanescenze. eccolo avvertire nello spettro visivo tortuosità che occupano tutto il campo e nello spettro sonoro eccolo ch'ode un canto fanciullo. quel che non brilla, via. un giorno tutto questo si fermerà. quando il cuore è moderazione e gioco allora tutto è possibile, ma quando il cuore è duro e impenetrabile, come un oscuro presagio, allora è da prendere, stringere, strizzare. libri da leggere con occhiali, maschere e guanti, è il fantastico drogato. fuori c’è la fila. onde increspate sono i minuti, tsunami le ore, figuriamoci i giorni, i mesi, gli anni. senza più linee di fortuna la dolce violenza della mano che avverte ma non prende. avanti veloce. respingere alla grande ogni piccola richiesta. portatori del raggio verde pretendono l'assurdo, e noi glielo daremo. i fantasmi lasciano le case infestate dai duraturi. «mi piace essere fuori dal mondo» (misssixtynine). sgomento tra i medium, che sono gli apostoli dello strazio. ma il circuito non si chiude. interminati crepuscolari pronti a combattere ogni sorta di natura mentale. mattinieri scintillanti, si dicon pronti alla gloria tra liriche tragicosmiche e titoli calembour sul manifesto. come insetti assaltano la luce la cercano la trovano la succhiano ci muoion dentro. negli offizi diuturni gli afflitti dal fascino non sfuggono alle fisiche oltremondane. naughty shrek theme. indifferenza della prosa per la poesia. indifferenza della poesia per la prosa. indifferenza della prosa per la prosa. indifferenza della poesia per la poesia. rami d'oro giunchi magici dal mondo di quaggiù. vespertinano lamenti infantili dell'estensore di turno per il quale tutto è sopraffazione. in sala da pranzo aspettano il dono d'una tazza di tè. certo tutto è relativo, son piccole cose ma, affermano, danno più gusto. progetto per un pasto semplice e ordinato. eat your greens. cereali ed ectoplasmi. la visione è confusa e l'elaboratore non elabora. le righette del database si susseguono per esaudire una fantasmatica speranza. il diario di carta non è un diario, non si chiama così, allora come si chiama. flag di tracciamento è la lettura che segue. aggiornano il profilo, più belli che mai. altri fantasmi ancora. frasi e paragrafi a dirotto. pilotare il ritorno tra i vivi. opuscula ad aspera le note in blocco la deriva dei margini. armati di preludio scuotere la trama. più venerdì per tutti. affetti riprodotti nei dipinti. una carrozza corre furiosamente attraverso i campi, si vede benissimo. relazioni indigene da non si dire. igiene del controllo. scherzo primo. apparite al futuro tornate al castello, ponte levatoio alzato, portone sbarrato. cosa fate. tornate al passato, al ponte levatoio abbassato, al portone spalancato. cosa fate. macchine roventi. picnic col boia. carnes espostejadas. il destino è così, fatevi coraggio. indagine sulle divisioni ma non sulle riconciliazioni. notti cariche di files. tutti gli ammazzacattivi per di qua. dominio di ripiego. feedback history slave community. è uno che te lo dice da amico. dobbiamo andare, lasciano scritto. questa la tattica. cercate la base popolare. organelli mitocondri nel mantra della rivoluzione s'accendono si spengono ti segnalano alla centrale. alcuni mali necessari verranno presi in considerazione. possiamo fermarci non possiamo. che alchimie son mai queste. aggiornamento bolscevico: la storia non nega né afferma, lascia fare. teorie da feritoia zing zang la zampa dell'elefante bianco ti schiaccia la testa, questa la sensazione. mandano un agente dalla piattaforma. fine della storia
vii
atmosfere da autopubblicazione. inseguimenti nella quarta dimensione. astrazioni mistiche e tonsure rituali. trascrizione di nuove voci apparse sul monitor. premi rec. spettacoli d'ogni tempo e parole dettate dalla scienza. canali replicati in mantra immaginari, feed visivi, messaggi criptati dal criptosoftware. uno sguardo al grafico per sapere chi sei. la pagina elettrica contiene lo spider che ti guarda da dentro, alimentalo, prenditene cura. il lettore, dal suo profilo, lo alimenta da par suo. che dire, l'attimo sfuggente complica la faccenda. preferire quindi, per assurdo, una resistenza: dipendere dunque dal caso. questa la strategia. presupporre un progetto da vivere attraverso il progetto stesso. questo il fraintendimento. produrre specificità originali, postdialettiche, elaborare teorie subculturali a prova di contratto. non lo diciamo ma ci proviamo. occorre concentrarsi sulla memoria condivisa dai bravi predatori del secolo dello stile. considerare il testo come una legge non scritta. resistere all'insediamento dell'ordinario, fatale prologo alla dissoluzione. dissimulare binariamente la verità. verbalizzarla. generare testi attraverso inversioni oggettive, deviazioni ricreative, dissimulazioni cumulative. conteggio delle battute, spazi inclusi. quali galassie possibili per il prodotto dell'artificio. si consideri il livello prenaturale dello status desiderante/delirante dell'occupazione degli spazi, della loro plausibilità. mancano gli organi allora quali spazi occupare? tutti. occupare tutto, occupate tutto. infine la presenza dei gesti, i fattori agenti: l'autore come tentativo integrato a generare la trasformazione anamorfica del già detto, detto da sempre, detto e stradetto. bassi standard bassi profitti. diversioni secondarie: le specifiche dell'evento nell'esito testuale. allontanarsi definitivamente dal plausibile restando nel plausibile. in quanto parlanti nativi, ciascuno al servizio della propria lingua, optare quindi per il distacco. lo scopo, ancora una volta, è quello di svelare il particolare che suggerisce l'universale, anche. che dire di un'opera fatta a macchina? questa macchina che (mi) scrive, ad esempio. è questa una situazione di ambiguità? fatalmente si resta nell'indefinito, un indefinito dove l'incertezza è strumentale, ma non c'è da preoccuparsi. tutto è automatico. questo è un saggio automatico. qualche aggiustatina qua e là, qualche aggiunta qua e là ma niente di più. blockquotes. webcollages. bookmarks. tutto può essere. messaggi multipli dallo sprawl tecnologico. se non sapete chiedete. fate richiesta. la risposta sarà immediata - automatica - la macchina produce l'indicibile da dire - come dire - una sua versione. quindi fuggire dall'ingegneria del possibile, come questo testo che non è ancora stato scrit
