5.8.10

dlzcatessen





.i.

prendete due, un giro, due passi. rendeteli umani, singolarmente (composti). prendeteli. se bussano alla porta chiedete che qualcuno per cortesia vada ad aprire. fate posto fate passare. prendete gli scaffali, semplificano. prendete, pretendete. significa che non è complicato. andate, andate. scambio di merci sotto casa dopo un breve confronto. ora, in rapporto a questo confronto chi perde. chiedete. prendete. e in rapporto a questo confronto un quadrato, misterioso, misteriosissimo. ancora: esattamente cosa. ammobiliare spazi. chi li vede, chi li possiede. il trumeau, sì, se ne cambia la posizione in zone prestabilite. “sapete, il popolo ci manca”, ma sì - parlano d'affinità fondamentali - pure coincidenze, sempre che esistano, ma fate girare, fate girare. ecco, i due che alla fine scendono

.ii.

gentilezza dell'ascolto. opinioni di cinzia sui romanzi. la teoria delle funzioni. articolazioni delle performances storiche. i moderni indifferenti. il sapere, chi è, da dove arriva, e per quale motivo e qual è il problema. invecchiano tutti, invecchiano male, invecchia lo spirito. impronte sul paesaggio. cambio di scena. goffredo, con slancio fondamentale, s'avventa sul dolce, una sua porzione. ora è pronto, onestamente afferma che ciò che scrive è quel che detta a sé stesso, inventa lì per lì qualche rima. vorrebbe più autonomia. delineati i rudimenti, ammira il disegno del giardino. cambio di scena. seduti nel gazebo a prendere un tè, gillo e cinzia avvicinano le tende per fare ombra, per proteggersi da una brezza leggera. gillo ha un po' di tosse

.iii.

si comincerà da qui, da tutta una serie di corrispondenze: i personaggi hanno familiarità con le proprie azioni (bene). varie tipologie di condizione (consumano correttamente) classificati secondo categorie: vanno - vengono - conversano (correttamente) - precisano scambi. è suo figlio? è uguale, uguale al papà. dato un primo senso alla storia. un inizio. possibile prolungarlo fino ad avvicinarlo, in via molto approssimativa, ad altre singolarità: essere figlio di, ribadito con accento del posto. aggiunto un certo tono. sembra funzionare. poi la domanda-conclusione a proposito d'una curva presa male. una superficie a curvatura variabile, si precisa, è per quello che ha sbandato. goffredo dà segni di nervosismo, inseparabile dal proprio dolce, sezionato in parti regolari sul piattino. non c’è bisogno di insistere, intima. l'universale è il generale e il particolare è il singolare. oh, prego, il latte prima del tè o la porcellana si spacca. che gente 

.iv.

liquidi e solidi miscelati suggeriscono qualcosa di assolutamente nuovo e originale. omaggi all'infinito. rapporti con il tutto. il particolare, in particolare, si risolve nella logica del ravvedimento. chiesto che tipo di rapporto, che venga precisato, insomma. l'ultimo in fondo alla sala avanza ipotesi, parte da un'idea, la segue, la perde, la ritrova, quindi ipotizza: "questa sala è un insieme di possibili" mancando clamorosamente il punto. goffredo rigira nella tasca un macaron, l'ultimo rimasto

.v.

parlano del dessert (carmelo pare irritato, si guarda intorno, perplesso, cerca il trucco). riconosciuta buona parte dell'area, il posto, il sentiero. oggi grande circo degli elementi. goffredo alza la voce, suggerisce alternative, ne sceglie una, ma il vento deforma un sostegno del gazebo strappandone le tende generando scompiglio

.vi.

cause che determinano altre cause. attenti all'inclinazione. nonostante la tormenta si discetta a lungo di cadaveri. viene proclamata unanimemente la sospensione di tutte le divinità. goffredo vorrebbe per contropartita una mammella da palpare, avrebbe senso, definirebbe un assunto, "invece nutro dubbi, affamo certezze" (continua, ma non qui)

.vii.

federico e giorgio, in mancanza d'altro, creano soli con fette di limone. così intercorrono nature dalle varie intensità. verrà soppresso l’intruso dalla natura di nuvola o di pioggia. roberto, avvertita la mancanza di ripari, sviluppa una certa ansia, teme fulmini 

.viii.

cosa resiste all'immagine. l’intelletto, forse. federico sbircia le caviglie di nike, inavvertitamente scoperte, ma che belle mocassine che hai

.ix.

protagonista balthazar, il mulo. o un asino? roberto, che ha certe competenze cinematografiche conosce la risposta, che tiene per sé. sale in macchina, fa per mettere in moto

.x.

s'avvicina uno, bussa al finestrino 

.xi.

torno subito, faccio un giro

.xii.

nike e carmelo, rientrati in villa, cercano di farlo alla svelta ma dolcemente (che è un'idea, un mondo). il procedimento è contorto, l'amplesso pure

 .xiii.

tutto quel che si sogna resta nel sogno. eva guarda indefinitamente verso il basso. il fatto che eva sia una fanciulla non cambia la sostanza che, si sa, è quella stessa dei ... vincenzo a sua volta si convince di quanto siano presi l'uno nel sogno dell'altra: fottuti, fottono 

.xiv.

da qui la famosa dissociazione vedere/parlare. nike apre d'improvviso le tende e vede tra gli arbusti sesto abusare di lucrezia. molti s'ammassano in platea, assistono all'avvenimento. altri preferisce il petit foyer per via del kaviar. regine e cani. porky & bess. il teatro insisterà con alcune repliche. impossibile vedere tutto. colpa forse del cristallino, della bassa rifrazione, tanto da generare, appunto, la sopracitata dissociazione 

.xv.

tornato il sereno, goffredo esce per sistemare l'orticello 

.xvi.

cinzia e roberto prendono le chiavi, aprono. doppia serratura. svolte le operazioni, non avvertono alcuna urgenza, allora perché entrare "succhia la ruota segui la scia (rit.) - piccoli numeri in successione. tira l'uno, tira l'altro, faranno qualcosa, dovranno. finalmente entrano, scoprono che al posto del cinema hanno messo un cinema

.xvii.

enter guglielmo e federico, fanno un cenno, non è il momento. visitano la struttura. la struttura è trasparente vorrebbero dire, ma più che altro predire. federico si sofferma su alcuni dettagli. cose assai curiose. s'avviano i motori. un personaggio non identificato fugge per le scale, un altro le sale velocissimo, e così all’infinito, ma non per molto 

.xviii.

guglielmo si versa altro tè discettando di strutture piramidali (appena visitate) con una certa convinzione. più tardi chiamerà un taxi, “tania m'aspetta, bisogna che vada 

.xix.

tania, che scomparirà di lì a poco, sente suonare il citofono, corre a rispondere, ma non sente nessuno. accortamente non apre. esce però guardinga sul pianerottolo, non sente salire nessuno, l'ascensore è fermo. ma che? son scherzi questi? improvvisamente vede salire un denso fumo nero dal quarto piano, risale le scale di corsa per chiamare aiuto, trova la porta chiusa

.xx.

guglielmo si reca presso l'abitazione di tania. suona il citofono, trova la portina d'ingresso aperta, decide quindi di salire lo stesso. prende l'ascensore perché le scale, con quel ginocchio.. appena prima del terzo piano l'ascensore si blocca nel vano penetra un denso fumo 

.xxi.

guglielmo fortunosamente esce dall'ascensore, sale al quinto piano quasi soffocando per l'intenso fumo che ora avvolge le scale. bussa più volte alla porta di tania, ma nessuno apre

.xxii.

passeggiate. alcuni incontri. qualche sorpresa. brevi corse nei prati 

.xxiii.

cose dedicate alle origini. colazione all'ora di cena: carmelo cucina un'hommelette. non è detto che poi la mangi

.xxiv.

inconsapevoli fantasmi, alcuni condomini discutono, non ricambiati, con altri condomini su quanto accaduto 


.xxv.

eva si siede spostando la sedia con perizia chiedendo a federico se sta aspettando qualcuno, al che egli si versa altro tè. questi specchi moltiplicano spazi - dovete considerare le connessioni (ec.). federico avverte aprirsi una mano (eva gliela mostra - mostrandola anche al pubblico) che vorrebbe invece chiusa per conservarla come un segreto. dove eravamo rimasti. eravamo rimasti con federico che si versa altro tè, vede, o avverte, la mano di eva aprirsi (eva gliela mostra, la mostra anche al pubblico). federico ammira le labbra preveggenti di eva, d'un rosso intenso, sanguigno. federico scruta tra i tavoli del giardino e vede finalmente arrivare anche nike, con quella sua andatura lieve, sì, ecco s'avvicina, ah quel viso e quegli occhi dal lieto cimento. nike supera l'ultimo tavolo, vede e saluta federico, ma non è tutto: scopre una gamba, si ferma a raccoglierla  

.xxvi.

guidati dall'inconfondibile profumo, federico e nike s'avvicinano alla macchina dello zucchero filato portato per l'occasione da carmelo. federico e nike ammirano la forsennata centrifuga della macchina che sta filando velocissimi fili, e d'un rosa perfetto. i due scherzano con carmelo, gli chiedo se ha anche quelle caramelle lunghe, attorcigliate

.xxvii.

goffredo fa sedere eva sulle sue gambe provocandole lievi sobbalzi

.xxviii.

gillo s'addormenta e sogna 


.xxix.

goffredo si fa raccontare da gillo parte del sogno


.xxx.

rudimenti del nulla e del troppo. carmelo cade si sbuccia un gomito. non ho visto le scale. la ferita viene chiusa con un nuovo tipo di graffe


.xxxi.

catilina fissa un'arancia sul comò 


.xxxii.

che ci facciamo qua di preciso? roberto conosce la risposta, ma grazie a collaudate tecniche di autocontrollo, la tiene per sé. sale in maccina. faccio un giro. arriva alla piazza del paese. scende dalla macchina, attraversa la piazza. la statua posta al centro volta le spalle a tutti. ma non è questo a turbare roberto, in realtà è più preoccupato dell'esigua sua disponibilità di contante. attraversa la piazza zigzagando per prendere tempo per riflettere sulla cosa. istruito da una innata potenza di pensiero, decide che è più saggio concedersi un caffè, il contante disponibile è giudicato sufficiente per un caffè. roberto entra quindi nel bar all'angolo. scordandosi fatalmente di ogni interazione sociale, supera la fila alla cassa, accortosi dell'errore, torna sui suoi passi, ma intanto ha generato uno scompiglio, cerca di fuggire. lo acciufferanno dopo un breve inseguimento